mercoledì 5 agosto 2015

La dignità di chi sa cos'è la vita, Giacomo Ceruti.


Autore: Giacomo Ceruti  ( Pitocchetto)

Titolo dell’opera: Lavandaia. 1736 c.

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 78,8 cm x 101,8 cm

Ubicazione attuale: Pinacoteca Tosio – Martinengo, Brescia.






Milanese di nascita ma praticamente bresciano a tutti gli effetti, Ceruti si può definire uno dei più interessanti pittori del settecento.

Impacciato e spesso non a suo agio nelle pale d’altare e nelle rappresentazioni del sacro, si esalta nei ritratti e nelle scene di vita quotidiana, “disegna” con maestria e intensità il popolo, la gente comune.

Nemmeno Caravaggio, che prima di lui aveva raccontato gli “ultimi”, era riuscito a rappresentare la miseria con grande emozione e commozione, Ceruti si dedica ai vagabondi, ai “pitocchi” (da cui prende il soprannome di Pitocchetto con il quale il pittore è noto).

La pittura della realtà è il filone più autentico e profondo nella secolare arte lombarda, e Ceruti ne è uno dei massimi esponenti sia per i meriti stilistici che per il livello morale.

Il settecento viene ricordato come il periodo artistico più frivolo, dove spicca soprattutto la superficialità, dovuta prevalentemente agli artisti di corte che rappresento il vuoto morale della nobiltà. Un merito ulteriore di Ceruti che al contrario si dedica agli altri, le sarte, le lavandaie, i garzoni, gente che fatica ogni giorno per un pezzo di pane.

Questo dipinto ne è un esempio, sullo sfondo un paesaggio dimesso, spoglio, in primo piano una lavandaia che nella sua indigenza non esita a guardare negli occhi l'osservatore, uno sguardo si malinconico, ma con grande dignità, mentre la figura che le cammina accanto appare più rassegnata.

I personaggi di questa storia sono l’emblema di quel tempo, un magistrale monumento, i colori smorti sono lo specchio dell’anima dei protagonisti in un mondo che non ha bisogno di loro ma che, grazie a loro, ha mantenuto nel tempo una base morale che i nobili hanno perduto da tanto tempo.
Dobbiamo ringraziare Ceruti se possediamo un’immagine diversa, più vera e toccante, del diciottesimo secolo.




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